Oltre le barriere: la mia nuova vita a Besana Brianza. Di Tomi Fora.

Oltre le barriere: la mia nuova vita a Besana Brianza. Di Tomi Fora.

Oltre le barriere: la mia nuova vita a Besana Brianza. Di Tomi Fora.


Mi chiamo Tomi Fora, ho 20 anni e la carrozzina è la mia compagna di viaggio sin dalla nascita. Una compagna con la quale all’inizio ho faticato ad andare d’accordo, ma che poi è diventata insostituibile. La mia storia dimostra che, con amore e determinazione, anche la disabilità può trasformare i limiti in nuovi orizzonti. Per anni ho vissuto con la mia famiglia in una casa che più che un nido era una trappola: ogni gradino un muro, ogni porta stretta una rinuncia.
Tre anni fa, quando ci siamo trasferiti in un residence a Besana Brianza, il sogno si è
avverato: ogni spazio dentro e fuori casa era pensato senza barriere, e la mia nuova vita stava per iniziare. Oggi mi muovo senza timore in una casa su misura che per me significa autonomia. L’ingresso è privo di ostacoli grazie a un’ampia rampa, un po’ in salita, e affrontarla è il mio gesto quotidiano di indipendenza. All’interno c’è un ampio ascensore che mi permette di scendere ai garage e salire in casa al primo piano senza dover chiedere aiuto a nessuno. Le stanze sono ampie, le porte larghe, e uno dei due bagni è stato ristrutturato specificamente per le mie esigenze. Questo intervento è stato reso possibile anche grazie alle istituzioni, che hanno contribuito in parte alle spese sostenute dai miei genitori. Il rimborso per l’abbattimento delle barriere architettoniche è disciplinato dalla Legge 13 del 9 gennaio 1989 e gestito dai Comuni con fondi regionali . La domanda va presentata all’ufficio tecnico del Comune di residenza prima dell’inizio dei lavori. L’entità del contributo viene calcolata su scaglioni di spesa fino a un massimo di 7.701,28 euro. I documenti necessari sono il certificato o verbale di invalidità e una descrizione dei lavori con preventivo delle spese. La Legge 13 del 1989 è stata una svolta. Da quella data, tutti i progetti per la costruzione di nuovi edifici o per la ristrutturazione completa di quelli  esistenti dovevano rispettare regole precise per garantire l’accessibilità a tutti . La legge è entrata in vigore il 26 gennaio 1989, ma è stato dato un tempo di sei mesi per adeguarsi.
Questo significa che dal 26 luglio 1989, ogni nuova casa o condominio doveva essere progettato senza barriere . Per i palazzi e le case costruite prima di quella data, purtroppo, l’obbligo scatta solo se si decide di fare una ristrutturazione totale. Altrimenti, gli interventi per eliminare le barriere restano una possibilità, non un dovere, e possono essere realizzati anche dal singolo condomino a proprie spese se l’assemblea non approva . A rendere tutto più chiaro ci ha pensato il Decreto Ministeriale 236 del 14 giugno 1989, che spiega nel dettaglio come fare i lavori: quanto devono essere larghe le porte, quali pendenze possono avere le rampe, le dimensioni minime di un bagno o di un ascensore .


Queste norme parlano di tre livelli di qualità. Il primo è l’accessibilità, cioè la possibilità di raggiungere ogni spazio in sicurezza e da soli. Poi c’è la visitabilità, che garantisce almeno l’accesso alla zona giorno e a un bagno. Infine l’adattabilità, ovvero la possibilità di modificare gli spazi nel tempo con costi contenuti . La mia casa oggi è completamente accessibile. Una bella notizia è arrivata di recente. Fino a qualche anno fa, in condominio chi voleva abbattere le barriere poteva trovarsi davanti il veto dei vicini che parlavano di “decoro architettonico”. Con il Decreto Semplificazioni del 2020, trasformato nella Legge 120 dell’11 settembre 2020, questa scusa è stata cancellata . Oggi l’unico limite vero è non compromettere la stabilità e la sicurezza del fabbricato. La solidarietà verso chi ha difficoltà viene prima dell’estetica.
In poche parole, la mia casa non è solo un rifugio. È il luogo dove la parola “limite” non esiste. Oggi posso dire che mi sento fortunato, nonostante le difficoltà fisiche. Ho una famiglia che mi sostiene e una casa che non mi ferma, ma mi permette di guardare al futuro con speranza.

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